MauLin

La filosofia dei cat-blogger

Mummie di gatto usate come offerte rituali

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Il gatto nell’antico Egitto era considerato quasi una divinità e di conseguenza trattato come tale.

Inizialmente fu addomesticato e introdotto nelle case per difendere i granai dall’invasione dei topi e quindi proteggere le scorte di cibo e scongiurare così le carestie. In seguito però, già a partire dalla XXII Dinastia (quindi il periodo che va dal 945 al 715 a.C.), iniziò ad essere considerato l’incarnazione degli dei in terra. Venne associato soprattutto al culto della dea Bastet, la dea rappresentata con il corpo di donna e la testa di gatto.

Iniziarono a sorgere in tutto l’Egitto templi a lei dedicati, dove ogni anno migliaia di pellegrini si recavano a renderle omaggio poiché considerata simbolo di fertilità, amore e sessualità. Il suo luogo di culto più importante era però la città di Per Bast, che i greci usavano chiamare Bubastis. Qui sorgeva addirittura, secondo Erodoto, uno dei templi più belli di tutto l’Egitto, construito interamente in granito rosso.

Gli egizi inoltre promulgarono delle leggi per impedire l’uccisione, il maltrattamento o l’esportazione dei gatti.

Data quindi l’importanza che davano a questi animali, non  soprende affatto che gli antichi egizi applicassero anche a loro il rituale della mummificazione dopo la morte. Molti di essi furono infatti ritrovati sepolti nelle stesse tombe dei loro proprietari o in tombe a loro dedicate. I loro corpi venivano avvolti da bende o rinchiusi in piccoli sarcofaghi di legno interamente dipinti o scolpiti. Accanto ad essi anche corpi di topi imbalsamati, quasi a volergli garantire una scorta di cibo per l’aldilà.

Ma non solo. Scavando nei sotterranei della città e nelle zone limitrofe sono state riportate alla luce migliaia di mummie di gatti. Questo ha fatto pensare a dei veri e propri sacrifici, compiuti per rendere omaggio alla dea. Intorno al tempio probabilmente c’erano persone che si dedicavano all’imbalsamazione degli animali, che tra l’altro erano esemplari molto giovani (3 o 4 mesi) per rendere più agevole il lavoro di avvolgitura nelle bende. Questi venivano poi venduti ai pellegrini che si recavano in visita al tempio e che li utilizzavano come offerte rituali.

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Mummia di gatto. Museo Archeologico di Parma

Non tutti ovviamente potevano permettersi l’acquisto di queste preziose “offerte”. Per questo molte mummie contenevano solo alcune parti dell’animale o non ne contenevano affatto ed erano costituite dal solo involucro dipinto. Pochissime erano quelle che contenevano l’animale per intero.

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Radiografia della mummia di gatto del Museo di Parma

Numerosissime gatto-mummie sono quindi giunte fino a noi e le possiamo ammirare esposte nei musei di tutto il mondo. Tra le tante, una davvero ben conservata è quella che si trova custodita al Museo Archeologico Nazionale di Parma. Avvolto nelle bende, che formano un bellissimo motivo geometrico, si trova l’intero corpo del micio. Le radiografie effettuate sulla mummia, hanno evidenziato che le costole del gattino sono molto compresse e gli arti quasi attaccati al corpo in modo da occupare il minor  spazio possibile. Inoltre un foro nel cranio fa supporre che la morte non  sia avvenuta in modo naturale. Il che avvalora l’ipotesi dell’offerta rituale.

 

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Cos'è Maulin

MauLin è il nome che alcuni monaci attribuirono al loro antico monastero a seguito della sua curiosa particolarità. Esso era circondato da una foresta abitata da un numero imprecisato di gatti i quali conducevano la propria vita in stretta connessione con la natura, l'ambiente circostante e i monaci stessi. La presenza di tali felini trasmetteva agli abitanti del monastero tranquillità, felicità e infinita saggezza.