MauLin

La filosofia dei cat-blogger

La storia dell’uomo e del gatto

Una caricatura di Bastet © Yee Chong

Sul sito de “Il Fatto Quotidiano”, Elio Matassi racconta brevemente la storia del legame tra uomo e gatto.

Matassi si sofferma in particolare sulle tracce di questo legame nella storia, citando la scoperta nell’isola di Cipro dell’archeologo francese Alain Le Brun. Costui, infatti, scoprì nel 1983 lo scheletro di un bambino sepolto assieme a quello di un piccolo gatto.

È a tutti nota, inoltre, la venerazione che gli egizi avevano per il gatto, tanto da attribuire il suo volto ad una dea, Bastet, figura nota nell’immaginario comune con il corpo da donna e la testa di gatto. Essa simboleggiava il calore benefico del sole ed era venerata per la sua potenza, forza e agilità.

Con le contaminazioni tra civilità greca ed egizia, Bastet divenne una dea lunare e fu identificata con Artemide. Il suo culto la pone come Figlia di Ra (il sole) ed era una sua emissaria, inviata per annientare i nemici dell’Egitto e dei suoi dei.

Anche i romani conservarono il culto di questo felino, portandolo addirittura nelle isole britanniche. Il cristianesimo, invece, additò la gattofilia come segno demoniaco. Dopotutto è con il cristianesimo che il gatto nero passa dal sacro al maligno in quanto portatore di sventure.

Bastet, la dea egizia

La leggenda del gatto nero pare avere una doppia origine. Il portale Fan Page, infatti, ricorda come le motivazioni possano essere ricondotte o ai tempi in cui ci si spostava in carrozza e, essendo difficile notare il gatto nero di notte, i cavalli si spaventavano al suo movimento; oppure all’epoca dei pirati i quali avevano l’abitudine di ospitare i felini sulle navi per cacciare via i topi: quando nelle città si notavano dei gatti neri si associava la loro presenza allo sbarco dei pirati nella città (una spiegazione più particolareggiata è offerta anche dal sito Felis files).

Non migliorò la situazione nel Medioevo che più volte sono stati bruciati assieme alle streghe. I viaggi nel Rinascimento, invece, consentirono all’uomo di incontrare e studiare molteplici razze di gatti.

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Cos'è Maulin

MauLin è il nome che alcuni monaci attribuirono al loro antico monastero a seguito della sua curiosa particolarità. Esso era circondato da una foresta abitata da un numero imprecisato di gatti i quali conducevano la propria vita in stretta connessione con la natura, l'ambiente circostante e i monaci stessi. La presenza di tali felini trasmetteva agli abitanti del monastero tranquillità, felicità e infinita saggezza.