MauLin

La filosofia dei cat-blogger

La colonia di Torre Argentina

Un gatto di Torre Argentina

Quali saranno le sorti del gattile sorto nelle antiche rovine di Torre Argentina in Roma?
Ricorderete forse le recenti dispute tra i rappresentanti dei beni culturali, l’amministrazione capitolina e i volontari che si prendono cura dei felini romani.

Il tutto nasceva dalla denuncia da parte degli archeologi sullo stato delle rovine in cui, si narra, Giulio Cesare fu pugnalato durante le Idi di Marzo. Rovine che nel tempo sono divenute luogo di assistenza per i gatti randagi di Roma.
Come ha chiarito il soprintendente ai beni archeologici, Mariarosaria Barbera, il problema non è tanto la presenza dei gatti quanto lo stato che gli scavi hanno assunto, con veri e propri volumi abusivi costruiti al di sopra e al loro interno.
Le colonie di gatti a Roma sono piuttosto note ai visitatori di tutto il mondo, tanto da essere menzionate anche nelle guide turistiche.
La preoccupazione di Silvia Viviani, la settantenne a capo della protesta, era che con la necessità di ripulire dagli abusi Torre Argentina venisse rimosso anche il gattile.
Gli animi si sono rasserenati quando è sceso in campo il sindaco Alemanno il quale, via twitter, confermava la volontà di non espellere i gatti dall’ “antica colonia” pur invitando i Beni Culturali a trovare una mediazione.

Si pensi, come ricorda un articolo del Los Angeles Times, che il governo della città ha dichiarato nel 1990 che i gatti sono parte della bio-eredità di Roma e che i felini animali hanno frequentato la città per decenni se non secoli, abitando Largo Torre Argentina per almeno ottant’anni.

Nel mese di novembre dello scorso anno si è giunti ad un accordo: nell’area sacra troverà spazio la cura e accoglienza dei randagi, mentre le attività turistiche e di informazione verranno spostate in un chiosco del Comune. Entro l’estate del 2013 il tutto dovrebbe concretizzarsi. Speriamo bene!

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Cos'è Maulin

MauLin è il nome che alcuni monaci attribuirono al loro antico monastero a seguito della sua curiosa particolarità. Esso era circondato da una foresta abitata da un numero imprecisato di gatti i quali conducevano la propria vita in stretta connessione con la natura, l'ambiente circostante e i monaci stessi. La presenza di tali felini trasmetteva agli abitanti del monastero tranquillità, felicità e infinita saggezza.